Prima che incontrassi davvero il
vuoto la mia idea di lui era mostruosa. Collegavo al vuoto qualcosa di
spaventoso e mortifero che mi metteva angoscia e ansia di scappare via.
Ho letto tanti libri che parlavano
di vuoto, ma la lezione principale l’ho imparata nella stanza di terapia, con i
miei pazienti. Vedere la loro paura del vuoto, sentire che potevo accompagnarli
a stare con quel senso di angoscia, con curiosità, ha permesso anche a me di
scoprire che il mio vuoto, come per tutti, è in realtà una condizione necessaria
e auspicabile per la spontaneità del vivere.
Mentre medito e faccio attenzione
ai pensieri che nascono, alla loro impermanenza e inconsistenza,
inevitabilmente incontro il vuoto, un vuoto fatto di spazio luminoso e
illimitato. Unico luogo in cui tutto può nascere.
Una mia cara paziente, appassionata pittrice, è sempre
in preda all’ansia di capire e di trovare soluzioni alla sua sofferenza. Non riesce più a concedersi il tempo per
meditare e non si sente più in grado di dipingere, dando la colpa di questo ai
pensieri che la travolgono. Le ho detto di non sedersi sul cuscino per ora, ma
di prendere il pennello e dipingere, con l’attenzione concentrata solo sul
movimento della sua mano, come se fosse una pratica. L’unico suo compito, in
quei minuti è concentrarsi su quel movimento. Così si può incontrare il vuoto, e
così si può fare spazio alla creatività. L’unico modo in cui può sabotarsi è
dare un contenuto di significato a questa attività, riempire il vuoto di
aspettativa.
Piano piano, senza
fretta e con amorevolezza verso se stessi, osservarsi, osservare la vita che
noi siamo, in movimento. Non possiamo non esserlo. Ci muoviamo anche quando
siamo immobili, perché respiriamo. Quella è la vita. Meditare su questo, per
quanto appaia semplice, è in realtà molto complicato, soprattutto per le
persone ansiose o molto autocritiche. E allora la cosa più utile potrebbe
essere di concentrarsi sul proprio corpo e su proprio respiro mentre fa qualcosa di abituale, e
magari di piacevole. Comunque incontreremo il vuoto, ma magari è più facile che sia
meno spaventoso. In realtà incontriamo spessissimo il vuoto, semplicemente non
ce ne accorgiamo, e appena ne avvertiamo inconsapevolmente la presenza,
immediatamente un pensiero occuperà tutto lo spazio, e poi tanti e tanti altri.
Guardare con presenza noi stessi che stiamo nel vuoto è sempre parte del nostro
“compito” evolutivo.

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